SIAMO PRONTI A FIDARCI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

L’altro giorno ero in auto e dovevo arrivare ad Asti partendo da Monguzzo (provincia di Como). Come sempre chiedo aiuto a Google Maps per le indicazioni sulla strada e sul traffico. Subito vengo avvertito della presenza di rallentamenti e incidenti di vario genere (cosa normale alle sette del mattino su quelle strade) e mi viene proposta una strada alternativa che mi permetta di evitare gli incidenti e risparmiare tempo arrivando perfettamente in orario. Guardo il percorso e mi rendo conto che non conosco minimamente nessuna delle strade proposte ma, nonostante questo, mi fido. Seguo tutte le indicazioni attraverso paesi sconosciuti, deviazioni, zone senza punti di riferimento oscurate dalla nebbia di novembre. Mi fido di una macchina che conosce le strade, tutte le strade, che processa miliardi di informazioni sul traffico e sulla mia posizione e alla fine arrivo a destinazione perfettamente in orario. Dopo qualche giorno leggo la notizia che la stessa Google ha presentato a maggio 2018 il suo nuovo assistente vocale di Duplex incredibilmente realistico, che oltre al parrucchiere sa prenotare un tavolo al ristorante o fare domande

LA CURA ODONTOIATRICA DEI PAZIENTI CON DISABILITÀ (I)

Nell’ultimo articolo ho parlato di persone disabili e di come, a mio parere, queste persone non debbano avere particolari diritti legati alla loro condizione ma debbano avere, e far valere, gli stessi diritti di tutte le altre persone. La differenza sta nel fatto che i disabili hanno molti più ostacoli nel far valere gli stessi diritti. C’è tanto lavoro da fare per smettere di considerali in modo particolare ma al contrario cominciare a considerarli come persone normali e aiutarli a superare ostacoli e barriere di vario genere. Era un discorso generale legato ad una mia esperienza di viaggio personale. Tuttavia, come spesso capita, questa esperienza mi ha fatto fare delle considerazioni direttamente legate al mio lavoro o meglio al lavoro che lo studio dentistico fa ogni giorno per la salute delle persone. Se quindi è vero che i disabili sono persone come tutte le altre è altrettanto vero che il loro accesso allo studio non è così normale come dovrebbe essere. Per prima cosa ho notato che, nonostante non abbiamo mai messo barriere sia fisiche che di altro genere, sono

AFFRONTARE LA DISABILITÀ

Quest’estate sono andato in vacanza, come tanti. Un periodo di riposo meritato che è incominciato dal viaggio di andata verso il mare. Anche questa volta, come già successo in passato, ho affrontato il viaggio insieme a persone care tra le quali una persona disabile al 100%. Come dicevo, non è la prima volta. Affrontare un viaggio in auto, poi in nave e alla fine ancora in auto non è cosa semplice; se lo si affronta con un bambino di 18 mesi e con una persona in carrozzina le cose possono diventate decisamente complesse soprattutto se le persone che dovrebbero aiutare ad abbattere i problemi legati a questa condizione non comprendono la situazione o non sono preparate ad affrontarla. E così ti ritrovi in coda, imbottigliato tra decine di auto sotto il sole per ore solo perché un addetto non vuole rovinare la loro perfetta disposizione sul piazzale e non può concedere quei 50 centimetri che potrebbero permettere alla persona disabile di scendere. Chiaramente tu fai presente che hai a bordo una persona disabile al 100% (e mi chiedo se non

Guardiamoci negli occhi

Siamo capaci di guardare negli occhi i nostri pazienti? Oppure ci precipitiamo direttamente all’interno della loro bocca? Chi ho davanti ha un bisogno percepito altrimenti non sarebbe qui; ha una sofferenza che può essere prevalentemente clinica o prevalentemente psicologica o strettamente connessa all’esercizio del proprio lavoro. In ogni caso si aspetta che io risolva il suo problema o che quantomeno comprenda e trovi una soluzione. La persona che ho davanti a me sa che dovrà spendere dei soldi ed è disponibile a farlo purché sufficientemente motivata con un linguaggio chiaro e comprensibile e a fronte di un costo complessivo sostenibile. Chi ho davanti è venuto da me di sua spontanea volontà e vuole, anche inconsciamente, affidarsi alle mie capacità professionali. La persona che ho davanti a me è disposta a mettere nelle mie mani, perché sono un operatore della salute e perché il mio status di medico glielo garantisce a priori, il bene più grande che ha e che sente: la sua salute e/o la sua immagine. Quello che spesso manca è la capacità di capire i nostri pazienti e

Ma che fortuna abbiamo N.O.I.

fortuna abbiamo noi - il blog del dottormic -

È iniziato il campionato di calcio. Per molti una vera sfortuna da evitare, per molti altri una grande passione. Per me, un modo per passare una mezza giornata con mio papà e mio figlio insieme allo stadio a tifare per la stessa squadra per cui tifava mio padre 50 anni fa. Quest’anno però, dopo l’ennesimo cambio di allenatore, di dirigenza, di preparatore atletico, di manager, di svariati giocatori la squadra fa fatica a decollare. Ci sono le idee ma non sono ancora amalgamate in uno stile di gioco unico. I risultati si vedono. Ho pensato che per la maggior parte delle squadre sia così. Ogni anno, o quasi, si cambia un po’ tutto, si ricomincia cercando di costruire una squadra che possa raggiungere gli obbiettivi minimi che appunto vengono denominati obbiettivi di stagione. Allora ho pensato che anche io in studio ho una squadra e, ovviamente, abbiamo degli obbiettivi che vogliamo raggiungere. È pur vero che anche a N.O.I. ogni tanto capita di dover cambiare qualcosa. Succede che qualcuno se ne vada e arrivi qualcun altro, magari per un periodo

DIMENTICATOIO

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Ogni tanto basta una semplice espressione a far nascere una riflessione più complessa. Al ritorno dalle vacanze ho assistito ad una conversazione tra una madre e un figlio sul fatto che la voglia di studiare fosse, durante l’estate, finita nel dimenticatoio. Sarà perché in quel momento stavo aspettando le istruzioni di sbarco dalla nave e non avevo nulla di meglio da fare ma mi sono trovato a pensare se potesse esistere veramente un luogo dove vengono conservate tutte le cose che ci dimentichiamo. Sembra un luogo dedicato apposta, che è stato creato per una funzione. Perché quello che ci dimentichiamo deve finire in un luogo preciso? Serve per poi andare a riprendere e ritrovare qualcosa o serve solo per rammentare che ci siamo dimenticati? E poi, se mi dimentico di pagare una bolletta non c’è nessuno che me la paga nel dimenticatoio, se lascio da qualche parte le chiavi non le troverò certo nel dimenticatoio. Questo perché il dimenticatoio non è un luogo fisico, reale ma un luogo ideale dove più spesso vanno a finire i progetti, i propositi, le

L’AUTONOMIA DI PENSIERO

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Concludo con questo articolo le nostre conversazioni sugli strumenti per affrontare il percorso per migliorare la propria salute. Il terzo potente strumento per imparare a pensare con la propria testa è: l’AUTONOMIA DI PENSIERO. “Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore”. Questa è una frase tratta da un discorso tenuto da Steve Jobs alla Stanford University. Avere autonomia di pensiero significa innanzitutto non lasciarci assordare da tutto ciò che ci circonda. Siamo nell’epoca della comunicazione. Veniamo bersagliati, che lo vogliamo o no, in modo consapevole o inconsapevole da migliaia di messaggi e nuove informazioni ogni giorno. Questo rumore di fondo, continuo e a volte assordante ha il suo effetto negativo principale nella capacità di coprire la voce interiore della nostra consapevolezza. La consapevolezza di quello che siamo e dei nostri bisogni reali. Il pensiero è lo strumento con cui progettiamo e costruiamo la nostra vita. In questa situazione è meglio che il pensiero sia autonomo e non condizionato. Come si favorisce l’autonomia di pensiero? Un consiglio utile può essere quello di provare ad ascoltare