Alleniamo le emozioni

alleniamo le emozioni - il blog dottormic -

Possibile che sia cosi difficile condividere un’emozione? Fanno parte integrante della nostra vita eppure facciamo molta fatica a mostrarle. Le teniamo per noi alcune, troppo preziose per divulgarle. Alcune troppo personali. Di alcune ci vergogniamo addirittura. A volte le nascondiamo anche a noi stessi. E i nostri figli, bambini, imparano la stessa cosa. 1SorrisoXtutti nasce proprio su un’emozione e ha come scopo quella di condividerla: la felicità della condivisone, la ricchezza della diversità, il dono della connessione tra le storie delle persone. Allenare le emozioni è una iniziativa bellissima. Invece di nasconderle ci prepariamo a condividerle a farle diventare patrimonio comune. Se tutte le persone. Se tutte le persone ogni giorno decidessero consapevolmente di condividere un’emozione positiva il mondo rischierebbe di scoppiare di felicità. Le emozioni positive combattono la noia, la tristezza, la solitudine, la povertà di spirito, il giudizio, la lamentela, la violenza. Domenica prossima quattro persone, che in fondo non si conoscono, hanno deciso di condividere insieme un progetto per far sì che altre persone lo possano vivere attraverso di loro e grazie alla loro fatica. Un gesto

Vedere per la prima volta

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Al di là del fatto che siamo alla vigilia di una festa, questo periodo dell’anno mi consente di affrontare alcune riflessioni. È passato ormai il primo trimestre, possiamo già fare le prime considerazioni su che andamento avrà questo anno, possiamo anche cominciare a pensare di correggere qualcosa, alcuni progetti sono finiti, ne iniziano altri. Quando facciamo delle valutazioni su una situazione, la prospettiva ideale sarebbe quella più distaccata possibile. Solo se raggiungiamo un punto più elevato di osservazione possiamo pensare di introdurre un cambiamento. Un pesce nuota nell’oceano, avvolto completamente dall’acqua che è il suo elemento, la sua normalità e anche la sua prospettiva naturale e immediata. Questo elemento è talmente naturale per il pesce che nemmeno si rende conto di esserne completamente circondato. L’unico modo che ha il pesce di “vedere” per la prima volta l’acqua è quello di saltare sopra la superficie. Una volta che ha saltato difficilmente potrà vedere l’acqua in cui è sommerso con gli stessi occhi. Pensiamo tutti i giorni di stare bene. Diamo per scontato che domani mattina ci alzeremo come abbiamo fatto oggi.

Rinnovamento

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Se mi si presenta la possibilità di parlare di prevenzione, o più in generale della salute delle persone, io mi ci butto senza pensarci. Questa è la settimana che ci porta alla festa di Pasqua. Questa festa, che la si veda sotto l’angolazione cristiana, ebraica o che la si interpreti come una ricorrenza ancora più antica legata al movimento delle stelle sopra alle nostra teste, è comunque una festa che porta in sé un messaggio di rinnovamento. Siamo ormai entrati in primavera e come ogni anno ne approfitto per parlare di come si possa, in questo periodo, progettare o meglio programmare degli interventi per la propria salute in modo da migliorarla se necessario o mantenerla il più a lungo possibile. Rinnoviamo il nostro spirito e ci preoccupiamo del nostro corpo. Usciamo dai torpori invernali con il desiderio di prepararci alla bella stagione. Perché non approfittarne per controllare anche la nostra bocca? Da qualche mese abbiamo introdotto in studio i nuovi programmi per la salute sia dei bambini che degli adulti. Non un intervento uguale per tutti ma tante possibilità differenti

L’importanza non viene da sola

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Praticamente ogni giorno mi ritrovo a parlare di qualcosa che definisco importante. In studio diciamo decine di volte al giorno che la salute è importante. Importante. Parola comunissima, che però è impossibile intendere realmente prescindendo dal suo significato profondo. La persona influente, nota, potente, che tutti conoscono può anche non essere importante. Ci avete mai pensato? L’importanza non viene da sola e non è frutto di caso o fortuna, ma è il frutto di una operazione studiata e coltivata che cerca di farci capire come qualcosa che portiamo dentro noi stessi (lo importiamo appunto), con la nostra consapevolezza lo trasformiamo e lo utilizziamo nel rapporto che abbiamo con l’esterno. Bisogna portare qualcosa dentro, per essere importanti. Avere dentro di sé questo qualcosa è una dimensione molto più intima rispetto alle importanti ribalte della fama. Ogni piccolo gesto è importante relativamente a noi. Ogni nostro piccolo gesto è importante se lo vediamo sotto l’aspetto della coscienza con cui è fatto, per cui le persone che ci stanno intorno e i loro sentimenti sono importanti perché vivono grazie alla nostra attenzione. Il

CON- versione

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Negli ultimi articoli ho parlato del digitale e dei profondi aspetti che coinvolge. Nel leggere per documentarmi e nello scrivere poi gli articoli, mi è capitata in testa una parola in particolare. Spesso ho parlato di conversione. La cosa che mi colpisce di questa parola è la sua totalità nel senso che apparentemente la conversione potrebbe essere spiegata con un semplice cambio di direzione. E in effetti è così. Tuttavia il prefisso con- introduce un aspetto fondamentale nel significato e ci dice che il cambiamento di direzione è totale, comprende una trasformazione da ciò che era prima a ciò che sarà senza perdere nulla ma andando a creare una cosa completamente nuova che, proprio per questo gode della energia della novità. E così ci convertiamo a nuovi stili di vita, a nuovi credo religiosi, convertiamo file informatici e convertiamo la nostra impresa dall’ambito tradizionale a quello digitale. Energici e sereni, senza paura, nella consapevolezza di avere creato qualcosa di nuovo senza rinunciare a nulla di ciò che è passato. Attenzione però, la conversione per essere tale e per condurci ad

Cervelli e Macchine

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Ci sono cose che il nostro cervello sa fare bene…e cose che le macchine fanno meglio. I cervelli sono bravi a: ragionare, riflettere e contemplare, combinare ragione e emozioni, imparare dall’ esperienza, lavorare con altre persone, creare, costruire competenze, provare empatia, capire il giusto contesto, avere senso dell’umorismo e ironia, raccontare storie, mentire. I cervelli non sono bravi a usare milioni di dati, memorizzare e recuperare, risolvere problemi, trattare con situazioni estremamente complesse, andare al di là dei sensi, sostenere più prospettive simultaneamente, separare emozioni e razionalità, ricordare ogni cosa. Questo le macchine lo fanno meglio. È per questo che le abbiamo inventate e non c’è motivo di temere la tecnologia. Abbiamo deciso razionalmente di affidare compiti per noi troppo complessi alle macchine, questo non significa che ne siamo schiavi o che dobbiamo avere paura della competizione. Il fatto che una macchina sia in grado di guardare attraverso i tessuti umani come per esempio le TAC cone beam dei nostri studi, non significa che sappia prendere le decisioni diagnostiche per il paziente e, anche ammesso che sappia fare diagnosi da

Digitale e dintorni

Digitale e Dintorni - il blog del dottormic-

La nostra impresa, il nostro studio, ha negli anni acquisito un’infinità di strumenti digitali per l’organizzazione, la gestione, la comunicazione e la clinica. Facciamo i conti, sbrighiamo faccende burocratiche, telefoniamo, scriviamo, comunichiamo, lavoriamo nella bocca dei nostri pazienti grazie a strumenti digitali. Ci penso sempre quando mio papà, vedendo una nuova invenzione, dice: “Ah se l’avessi avuta ai miei tempi!”. È un sogno impossibile, non possiamo pensare di utilizzare qualcosa che non è ancora stato inventato. Ogni epoca ha la sua tecnologia, quella del digitale è questa. Ricordo il mio primo computer, regalo della cresima, ricordo la prima stampante, il primo accesso a internet, così come mi ricordo il primo telefonino, il primo schermo a cristalli liquidi, la prima macchina fotografica digitale, il primo scanner intraorale che ho usato in studio. Tutte cose che oggi sembrano, anzi sono, scontate, fanno parte della nostra vita e per certi versi sono diventate indispensabili. Se anche volessimo rinunciarci, ormai viviamo in un mondo che funziona così e la rinuncia sarebbe una specie di condanna a morte sociale. Scuola, lavoro, tempo libero e tantissime