Mese: marzo 2016

Il Sapiente Digitale

Il Sapiente Digitale - il blog del dottormic -

Spesso nei miei corsi o durante le conferenze mostro il video che racconta come Mark Prensky nel 2001 abbia coniato il termine di Nativi Digitali, in contrapposizione con gli Immigrati Digitali, per descrivere i ragazzi nati tra il 1990 e il 2000 e cresciuti con una dieta mediatica a base di connessione a Internet, e-mail, messaggi e giochi online. L’ho sempre trovato divertente e istruttivo tuttavia, anche se questa distinzione fa ancora parte del dibattito sui Social Media, mi sembra che ormai il passaggio sia verso l’individuazione di un’altra categoria ben più importante…quella del Sapiente Digitale.\r\nIl Sapiente digitale è quella persona che è in grado di superare i tre livelli che limitano l’accesso alle nuove tecnologie e che sanno trarre dei vantaggi dal loro utilizzo.\r\n\r\nAl primo livello troviamo infatti la capacità di avere competenze operative, in altre parole, l’insieme delle competenze necessarie per operare con un computer e la rete. In pratica: sapete accendere un computer e schiacciare sull’icona di Internet?\r\n Al secondo livello si trova la parte che riguarda le competenze informazionali, cioè la capacità di cercare, selezionare e processare informazioni tratte dal computer

La curiosità è finita (parte 3)

La curiosità è finita parte 3 - il blog del dottormic -

Oggi è arrivata la fase in cui il sito non è più un sito ma è diventato il luogo per trovare immediatamente le risposte ai bisogni.\r\nL’unico modo per assolvere a questo compito è fare si che il sito diventi il luogo della condivisione che deve essere favorita e perseguita con tutti i mezzi a disposizione. Oggi non possiamo fare altro che abbandonarci e adeguarci alle nuove regole della User Experience che definisce “le percezioni e le reazioni di un utente che derivano dall’uso o dall’aspettativa d’uso di un prodotto, sistema o servizio”.\r\n L’esperienza d’uso è soggettiva e si concentra sull’utilizzo e comprende tutte le emozioni dell’utente, le sue convinzioni, preferenze, reazioni psicologiche e fisiche, comportamenti e azioni che si verificano prima, durante e dopo l’utilizzo. Tre fattori vengono condivisi e influenzano l’esperienza d’uso: il sistema, l’utente e il contesto d’utilizzo. Viene quindi messa in evidenza la soggettività dell’esperienza prodotta; l’oggetto di analisi viene spostato dall’utilizzo (come evento) all’utente: la User Experience abbraccia l’anticipazione, la progettazione, il ricordo di tale utilizzo, il desiderio dell’esperienza di interazione, la proiezione di tale esperienza sui processi di costruzione dell’identità. \r\n Per questi motivi

La curiosità è finita (parte 2)

La curiosità è finita Parte 2 - il blog del dottormic -

Quando oggi mi chiedono se sia il caso di aprire un sito internet, a me viene in mente quando io ho aperto il primo sito dello studio ormai qualche anno fa (tanti anni fa, digitalmente parlando). Se mi guardo indietro vedo nella mia personale storia il riflesso di quella che è stata la storia dei siti internet negli ultimi anni.\r\n Io identifico 6 fasi nell’evoluzione della mia idea del sito internet. \r\n\r\n \r\n \r\n All’inizio c’era la novità. Avere il sito significava avere qualcosa che pochi altri potevano vantare. Significava avere a disposizione uno strumento nuovo per poter diffondere dei contenuti originali utilizzando un canale che fino a quel momento non era conosciuto per il semplice fatto che non esisteva. Questo rendeva in qualche modo unici i contenuti che vi erano pubblicati anche se, in realtà, le idee e i concetti raccontati non rappresentavano una vera e propria novità. \r\n \r\n \r\n Nella seconda fase di questa storia, avere il sito è diventata una necessità. Non perché questa necessità fosse veramente avvertita da chi realizzava il suo spazio virtuale, ma

50 sfumature di Blog

50 sfumature di Blog - il blog del dottormic -

Mi ero ripromesso, dopo 50 post, di fare una prima valutazione di quello che è lo stato di salute del mio Blog. Innanzitutto scopro che 50 post sono 25 settimane e quindi 6 mesi. Mi sembra ieri che ho iniziato e invece mi ritrovo a fare i conti con un discorso che dura da parecchio tempo. I dati che abbiamo ricavato dalle vostre presenze su questa pagina ci dicono che il Blog è seguito e letto costantemente. I pazienti in studio spesso fanno riferimento ad argomenti che leggono su queste pagine e non potrebbero farmi regalo più bello. Perché, in effetti, il mio primo scopo è quello di non perdere tempo e di non farlo perdere a voi.\r\n Il Blog deve essere interessante ma soprattutto, deve essere utile. La sua utilità sta proprio nella possibilità per me e per le persone che lavorano con me di farci conoscere. Di farvi conoscere quello che pensiamo e tutto quello che sta dietro le nostre scelte e quello che diciamo quando siamo di fronte ai nostri pazienti. Già perchè il vero motivo di

La curiosità è finita (parte 1)

La curiosità è finita Parte 1 - il blog del dottormic -

A volte, durante qualche corso o conferenza, parlando di trasformazione digitale del mondo dell’odontoiatria, qualcuno mi chiede se sia il caso di aprire un sito internet per lo studio. A questo punto io provocatoriamente rispondo che adesso è arrivato il momento di chiudere il sito internet e non di aprirlo. Ma, per capire meglio, guardiamo un po’ di storia recente:\r\n “La data di nascita del World Wide Web viene comunemente indicata nel 6 agosto 1991, giorno in cui l’informatico inglese Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web dando così vita al fenomeno “WWW” .\r\nL’idea del World Wide Web era nata due anni prima, nel 1989, presso il CERN di Ginevra, il più importante laboratorio di fisica europeo. Il ricercatore inglese fu colpito da come alcuni colleghi italiani usavano trasmettere informazioni tramite linea telefonica da un piano all’altro dell’istituto visualizzando informazioni tramite video. Il 12 marzo 1989 Tim Berners-Lee presentò al proprio supervisore il documento “Information Management: a Proposal”, una cui copia è esposta presso il CERN, che fu valutato «vago ma interessante». Alla sua base vi era il progetto dello stesso Berners-Lee di elaborare un software per la condivisione di documentazione scientifica in formato elettronico indipendentemente dalla piattaforma informatica utilizzata, con il fine

Passione

passione - il blog del dottormic -

In questi giorni dopo l’annuncio definitivo dell’apertura della scuola youniquePRO ricevo tanti feedback da amici, colleghi e parenti. Ci sono stati dei pazienti che si sono rivolti a me un po’ preoccupati pensando che avrei alla fine cambiato mestiere e li avrei abbandonati tradendo la loro fiducia. Ovviamente li ho rassicurati sul fatto che tutto rimarrà come prima e che questa sarà un’attività che si va ad aggiungere alle altre che fanno parte della mia vita. E allora tanti mi fanno i complimenti, si congratulano e poi mi fanno la stessa domanda: “Ma chi te l’ha fatto fare?”.\r\n Tutti sanno il grado di impegno che a momento richiede lo studio Rossini Odontoiatri, con la sua organizzazione, il lavoro di comunicazione e di erogazione dei suoi servizi. Veramente tante, tantissime energie confluiscono ogni giorno in questa realtà che sembrerebbe proprio non lasciare spazio a nient’altro. Io a questa domanda fatidica non so cosa rispondere, non perché non sappia la risposta ma perché davvero mi risulta difficile spiegare a parole una cosa che sento arrivare dal profondo di me stesso e che sento

Il grande sogno, la grande illusione

Il grande sogno, la grande illusione - IL BLOG DEL DOTTORMIC -

Spesso, ed è una caratteristica tipica della nostra specie, manifestiamo la capacità di credere che quello che facciamo abbia un significato e un impatto molto più grande di quello che potremmo sperimentare nella realtà. Abbiamo la goffa pretesa di poter decidere e ragionare come se dalle nostre parole potesse veramente scaturire la soluzione in grado di modificare un intero settore o addirittura una fetta di società. Pensiamo per esempio alla polemica accesissima di questi giorni che mira a rendere la popolazione consapevole di come le cure dentarie possano essere erogate nel migliore dei modi in alcuni studi e in altri no, oppure di come le persone debbano capire dove sta la qualità e dove invece no.\r\n\r\nUn altro esempio che mi è molto vicino riguarda le nuove tecnologie. Si pensa che si possa ancora decidere autonomamente se entrare in un trend o restarne fuori e soprattutto si ha la convinzione che in un caso o nell’altro, grazie alla nostra decisione, una larga fetta della popolazione, influenzata dalla nostra opinione, ci seguirà. Questa è una pura menzogna e la cosa più grave è

Superiore, Uguale, Inferiore

Superiore, Uguale, Inferiore - il blog del dottormic -

L’uomo è un animale sociale. Viviamo insieme, in comunità più o meno grandi. A partire dai più piccoli nuclei di convivenza famigliare fino alle smisurate conurbazioni, siamo ormai più che abituati a vivere insieme. Migliaia di anni di questo comportamento hanno plasmato nei nostri geni comportamenti e regole dalle quali difficilmente oggi possiamo prescindere. Stando insieme poi siamo impegnati ogni secondo della nostra vita a comunicare qualcosa a qualcuno. Non possiamo non comunicare dice il primo principio della comunicazione ed è vero.\r\nIl punto a cui però voglio giungere oggi è: se in ogni comunicazione c’è una persona che trasmette e una che riceve, è possibile stabilire chi lo fa da un livello superiore e chi da uno inferiore? E se ci sono diversi livelli o gradini sui quali stanno le persone che comunicano, questo influisce sulla comunicazione?\r\n N.O.I. che lavoriamo nel campo medico siamo coinvolti in questa situazione costantemente. \r\n Quando un paziente si siede sulla nostra poltrona la comunicazione parte da un livello assolutamente impari. Ad un livello superiore ci troviamo noi che siamo in un ambiente e in un contesto

Osservare | Ricalcare | Scolpire | Comprendere

Osservare | Ricalcare | Scolpire | Comprendere - il blog del dottormic -

Nell’ultimo post ho parlato di emozioni e di come le emozioni possano essere influenzate, non grazie ad un processo razionale, ma grazie ad un processo di tipo più fisico, che si potrebbe definire fisiologico. Alcuni mi hanno scritto chiedendomi quale potesse essere l’utilità di sapere che un’emozione può essere modificata non dal ragionamento ma da un atteggiamento per lo più fisico. Con questo post vorrei proprio cercare di chiarire le implicazioni fondamentali che questo aspetto ha sul mio lavoro.\r\n La strada che l’emozione percorre per manifestarsi all’interno del nostro cervello è sempre la stessa. Il percorso che porta alla tristezza è un percorso ben definito e preciso, sempre uguale. Se da un lato è molto complicato deviare razionalmente da questo percorso con un processo che parta dalla razionale considerazione dell’emozione (potrei definirlo un percorso di tipo psicologico), dall’altro lato risulta molto più semplice far deviare la mente dal suo percorso abituale verso l’emozione, attraverso un approccio più fisico di “ricalco” dell’emozione. \r\n Quando mi trovo con un paziente seduto di fronte, ho in pratica due strumenti per entrare in rapporto