Categoria: Comunicazione

La nuova chiusura del sabato

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Per anni lo studio Rossini è stato aperto il sabato. Per essere precisi per quasi 20 anni siamo stati aperti dal lunedì mattina alle 8 fino al sabato pomeriggio. Questo per quasi 300 giorni l’anno. È stato un grande sforzo e un grande impegno di tutte le persone dello studio. Impegno portato avanti grazie alla volontà di dare un servizio completo a tutti i nostri pazienti. In questi anni molte cose sono cambiate, il mondo è cambiato. Nel tempo sono nate nuove sfide e nuove esigenze. Venire incontro ai bisogni dei pazienti in termini di tempo a loro dedicato è sempre stata una priorità e sempre lo sarà. Abbiamo deciso di offrire tutti i nostri servizi durante l’intero arco della giornata. Questo significa orario continuato che in pratica corrisponde ad accendere le luci alle otto del mattino per spegnerle dodici ore più tardi alle otto di sera. Per poter erogare un servizio di tale portata è necessaria una grande quantità di energia e un grande impegno da parte di tutti: medici, assistenti e segretarie. Questo impegno è da sempre uno

Insistere e Desistere

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Pensiamo spesso al fatto che arrivano in studio, ogni giorno, pazienti nuovi ai quali è necessario spiegare la nostra filosofia di cura. Presentiamo i nostri percorsi relativi alla prevenzione e all’importanza della programmazione per la salute della bocca e non solo. Ci permettiamo di insistere su questo argomento convinti di lavorare per migliorare la qualità della vita dei nostri pazienti. Il rischio a volte può essere quello di trascurare chi è già pazienti da anni, dando per scontato che perseguano lo scopo della salute in modo continuato e senza indecisioni. Questo può essere un grosso errore. Se è vero che ci permettiamo di insistere non dobbiamo permettere che ci sia chi pensa di desistere. Queste due parole sono sorelle, una il contrario dell’altra. Dove insistere significa ribadire la necessità di perseverare, al contrario desistere potrebbe essere un fermarsi che porta il segno della rinuncia. Percepisco chiaramente a volte nei trattamenti complessi o nelle situazioni in cui la cura si protrae per lungo tempo il pericolo dell’allentamento di tensione, dell’abbandono dei propositi, a volte con sollievo, anche quando viene fatto a

NON SCHERZIAMO! parte 1

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A inizio anno cerco di riflettere su quali obiettivi sono stato in grado di mantenere l’anno passato e su quanti e quali obiettivi mi prefiggo per l’anno a venire. Risulta dai fatti che poche persone (molto poche) siano in grado di mantenere anche solo la metà degli obiettivi che si prefiggono all’inizio dell’anno. La risposta al perché accada tutto questo sta nel fatto che spesso (molto spesso) chiediamo troppo a noi stessi e sovrastimiamo in modo esagerato i tempi di realizzazione. E così nel momento del bilancio, pur essendoci impegnati al massimo, ci troviamo frustrati e demoralizzati dal senso di colpa di non essere stati all’altezza o di non essere bravi abbastanza. Insomma se l’obiettivo non l’hai raggiunto è perché non lo vuoi abbastanza. Questo pensiamo o siamo portati a pensare quando basterebbe fare una piccola analisi dei dati della realtà per renderci conto che forse non avevamo fatto bene i calcoli all’inizio. Quest’anno quindi come primo obiettivo ho deciso di imparare a formare bene tutti gli altri obiettivi senza lasciarmi prendere la mano e senza strafare. Il primo progetto

E’ permesso?

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Parliamo ancora di privacy o meglio della nuova legge sulla privacy. Per svolgere al meglio il nostro lavoro di tutti i giorni, un lavoro medico, dobbiamo raccogliere informazioni personali sui nostri pazienti. A volte sono informazioni o dati che vengono definiti sensibili e cioè che riguardano la sfera privata e intima della persona e che possono essere raccolti e utilizzati solo ed esclusivamente per aiutare il medico a scegliere e a portare avanti il miglior trattamento possibile per quel paziente. Questo implica due cose o meglio tre. La prima è che possiamo chiedere e detenere informazioni sul paziente solo al fine di svolgere al meglio il nostro piano di cura e per nessun altro fine. La seconda riguarda il fatto che le informazioni che ci servono devono essere pertinenti al progetto di cura che abbiamo in mente per i pazienti. Per esempio, ho la necessità di avere in archivio il numero di telefono privato di un paziente perché devo poterlo contattare tempestivamente in caso di bisogno per fissare o spostare un appuntamento o per avvertirlo della necessità di assumere o

Il sorriso sociale

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Ho letto recentemente che esistono più tipi di sorrisi ma prima facciamo un passo indietro. Il sorriso è un potentissimo mezzo di comunicazione. Per sorridere vengono impiegati decine di muscoli. Tutti noi sappiamo come sia difficile se non impossibile imbrogliare con un sorriso, siamo dotati di antenne per capire se un sorriso esprime realmente lo stato d’animo della persona che ci sta di fronte. Imbrogliare con il tono della voce e con le parole è molto più semplice. Recentemente quindi ho scoperto che il sorriso che noi usiamo per comunicare viene definito sorriso sociale ed è quel sorriso che si fa in risposta a una o più persone. Il sorriso sociale può essere di tre tipi: il sorriso di gratificazione che si utilizza per comunicare all’altra persone che si apprezza ciò che ha appena detto o fatto. C’è poi il sorriso di affiliazione che trasmette all’altro la propria vicinanza emotiva e la propria empatia. Il terzo è il sorriso di superiorità che usiamo per comunicare la nostra posizione di dominanza. A questo punto mi sembra scontato dover dire che c’è

Abitudinario…per scelta

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Sto per partire per il mare, sarà una cosa brevissima, devo sistemare le ultime cose per una piccola casa che ho comprato in Sicilia. Sarà la mia meta per un bel po’ di tempo. Per 20 anni sono andato al mare con i miei genitori, sull’adriatico a San Benedetto del Tronto, poi il cambio e, per altri dieci anni, la montagna sempre nello stesso posto in Trentino. Oggi stavo ascoltando alla radio le destinazioni degli ascoltatori per le vacanze e mi sono stupito della estrema varietà dei luoghi e delle scelte. C’è chi non va mai nello stesso posto, chi cambia continuamente, città, mare, montagna, vicino , lontano, lontanissimo, oriente, occidente, nord e sud. Un pochino li ho invidiati, io non sarei capace di adattarmi ogni volta, di ricominciare a gustare un luogo per poi pensare subito ad un altro. Sono un abitudinario che vede nell’abitudine non la noia o la mancata possibilità di fare esperienze nuove ma la possibilità di coltivare luoghi e persone, di costruire basi su cui sentirsi più saldo. Mi innamoro di un luogo e nascono

La temperatura giusta…per chi?

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Adesso fa caldo, veramente caldo. L’abbiamo aspettato tanto e adesso è arrivato. In realtà è normale visto che finalmente è arrivata l’estate e come ogni anno si pone il problema della temperatura da tenere all’interno dello studio. Come sempre è una battaglia tutti contro tutti per ottenere il livello di temperatura desiderato. C’è che ama il freddo polare e porta il condizionatore a livelli da glaciazione e chi invece del condizionatore potrebbe tranquillamente farne a meno e non lo vuole nemmeno accendere. Ma il dilemma è: chi comanda in fatto di temperatura? Il medico o l’assistente? E il povero paziente non può avere voce in capitolo? Io penso che sia necessario essere un po’ democratici e sentire tutti i pareri. È vero che per lavorare, a volte anche sotto pressione, è necessario avere un clima non troppo caldo ma in caso contrario, con il freddo, è un attimo prendersi un malanno o il classico torcicollo che peggiorerà il lavoro nei giorni successivi. Si legge in giro che non bisogna tenere una temperatura inferiore ai 4-5 gradi rispetto alla temperatura all’esterno.

Trasparenza

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Questa settimana, durante la convention di 1SorrisoXTutti, abbiamo avuto il primo incontro con l’avvocato che si occupa di allineare lo studio alle nuove norme che regolano la gestione dei dati personali dei pazienti. Da pochi giorni è infatti entrata in vigore la nuova legge europea sulla privacy. All’inizio, come tutte le nuove incombenze, questa recente modifica della legge che comporta non pochi oneri da parte di chi come noi, usa e gestisce dati sensibili, ci è sembrata l’ennesimo obbligo inutile e dispendioso a cui sottostare. In realtà abbiamo scoperto che non è così. La nostra privacy è molto importante e tutti dobbiamo imparare a considerarla come tale e a curarla in modo responsabile. In queste settimane scriverò alcuni articoli con i quali mi piacerebbe condividere non tanto l’aspetto normativo quanto l’impatto che questo decreto avrà o dovrebbe avere sulle nostre vite. Un concetto che mi ha colpito è quello della trasparenza. Per un’azienda come il nostro studio è una grande opportunità per far vedere ai nostri pazienti come trattiamo i loro dati e che uso ne facciamo. Se da un

Andare dal dentista conviene?

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Andare dal dentista conviene in generale? Un dentista è più conveniente di un altro? Dipende da cosa intendiamo per convenienza. Conveniente è prima di tutto ciò che si avvicina, che si armonizza. È conveniente usare un certo linguaggio in un certo luogo e in questo senso potremmo parlare di ciò che è opportuno o che è adatto. La convenienza è molto personale. Non è detto che qualcosa che è conveniente per me lo sia anche per gli altri. Così come l’abito o il comportamento che conviene in una situazione non lo è in tutte le altre. Certo, la salute sembra essere un argomento che conviene tenere ben presente se non si vuole soffrire o se si vuole mantenere i nostri apparati in efficienza ma non è detto. Può essere importante, e quindi conveniente, anche il riposo o il divertimento o lo stare in compagnia o da soli. Per estensione di significato, la convenienza è anche vantaggio. Mi conviene se mi porta direttamente un vantaggio o se viene incontro alle mie esigenze. Il prezzo basso è un vantaggio cosi come una

La forza delle parole

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Parliamo di stati d’animo e di parole e di come le parole ci fanno sentire. Le parole sono importanti. Siamo in grado di creare con le parole. Possiamo cambiare la vita delle persone con le parole così come possiamo fare molto male. Dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole con gli altri ma soprattutto con noi stessi. A volte mi accorgo che i pazienti sono bloccati da una semplice parola. Spiego la situazione della bocca, gli interventi che sono necessari, il tempo, i costi e la prima parola che viene in mente al paziente è paura. Questa è una parola che blocca, che impedisce anche solo di pensare ad una situazione positiva che risolva il problema. La paura non lascia scampo, alternative. In questi casi io chiedo al paziente di provare a sostituire questa espressione con qualcosa di più utile. Piuttosto che ho paura preferisco sono preoccupato. Questa espressione mi sembra già migliore. Invece di lasciarci bloccare dalla paura è meglio preoccuparsi di fare le cose necessarie e giuste per tornare in salute oppure per evitare di ammalarsi. Un’altra