Categoria: Comunicazione

INSICUREZZA (parte I)

insicurezza parte I - il blog del dottormic -

È da qualche giorno che sento il bisogno di scrivere qualcosa per i nostri pazienti ma, nel momento in cui ci provo, mi scopro a pensare alle migliaia di informazioni vere o false che circolano in questo periodo e non voglio aggiungere altro per non rendere ancora più complesso il lavoro di dover leggere e ragionare su tutta questa overdose di informazione. Oggi però, ad ormai più di due settimane dagli eventi che hanno di fatto fermato il nostro paese, mi piacerebbe soffermarmi su un argomento che è slegato dalle informazioni immediate che riceviamo ma che merita una piccola analisi. Vorrei affrontare il tema dell’insicurezza. Nelle vita normale sperimentiamo tante paure di vario genere e grado ma raramente le colleghiamo alla paura più grande che inconsciamente abbiamo sempre presente che è la paura di morire. Questa è una paura in genere psicologica, soggettiva, dettata da come portiamo il mondo esterno all’interno di noi stessi. Si potrebbe dire che non corrisponde ad un pericolo reale ma che corrisponde a come noi vediamo e percepiamo quel pericolo. Oggi però quel pericolo non

L’AUTONOMIA DI PENSIERO

autonomia di pensiero - il blog del dottormic-

Concludo con questo articolo le nostre conversazioni sugli strumenti per affrontare il percorso per migliorare la propria salute. Il terzo potente strumento per imparare a pensare con la propria testa è: l’AUTONOMIA DI PENSIERO. “Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore”. Questa è una frase tratta da un discorso tenuto da Steve Jobs alla Stanford University. Avere autonomia di pensiero significa innanzitutto non lasciarci assordare da tutto ciò che ci circonda. Siamo nell’epoca della comunicazione. Veniamo bersagliati, che lo vogliamo o no, in modo consapevole o inconsapevole da migliaia di messaggi e nuove informazioni ogni giorno. Questo rumore di fondo, continuo e a volte assordante ha il suo effetto negativo principale nella capacità di coprire la voce interiore della nostra consapevolezza. La consapevolezza di quello che siamo e dei nostri bisogni reali. Il pensiero è lo strumento con cui progettiamo e costruiamo la nostra vita. In questa situazione è meglio che il pensiero sia autonomo e non condizionato. Come si favorisce l’autonomia di pensiero? Un consiglio utile può essere quello di provare ad ascoltare

LO SCETTICISMO

lo scetticismo - il blog del dottormic-

Il Dubbio, lo Scetticismo, l’Autonomia di pensiero sono tre strumenti fondamentali per affrontare la incredibile mole di informazioni che riceviamo nella nostra vita quotidiana. …anche dal dentista. …anche per la nostra salute. La volta scorsa abbiamo conosciuto il primo strumento “anti gregge” per continuare a pensare e vivere con la propria testa. Oggi vedremo il secondo: Lo SCETTICISMO. Lo scettico è colui che non presta fede ingenuamente, è colui che non se la beve. Lo scettico che usa questo strumento in modo utile è quello che rimane scettico ma solo fino a prova contraria. Non crede a tutto, non crede solo perché si trova davanti ad una persona con un camice e con lo status di medico. Crede solo se viene persuaso a credere da argomenti concreti e seri. Non c’entra il prezzo perché lo scettico sa che ad un prezzo troppo basso non avrà la sicurezza della qualità che desidera. Quando incontro uno scettico so che dovrò impegnarmi di più, so che dovrò spendere un po’ più di tempo. Ma so anche che se riuscirò a gestire tutte le sue

La nuova chiusura del sabato

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Per anni lo studio Rossini è stato aperto il sabato. Per essere precisi per quasi 20 anni siamo stati aperti dal lunedì mattina alle 8 fino al sabato pomeriggio. Questo per quasi 300 giorni l’anno. È stato un grande sforzo e un grande impegno di tutte le persone dello studio. Impegno portato avanti grazie alla volontà di dare un servizio completo a tutti i nostri pazienti. In questi anni molte cose sono cambiate, il mondo è cambiato. Nel tempo sono nate nuove sfide e nuove esigenze. Venire incontro ai bisogni dei pazienti in termini di tempo a loro dedicato è sempre stata una priorità e sempre lo sarà. Abbiamo deciso di offrire tutti i nostri servizi durante l’intero arco della giornata. Questo significa orario continuato che in pratica corrisponde ad accendere le luci alle otto del mattino per spegnerle dodici ore più tardi alle otto di sera. Per poter erogare un servizio di tale portata è necessaria una grande quantità di energia e un grande impegno da parte di tutti: medici, assistenti e segretarie. Questo impegno è da sempre uno

Insistere e Desistere

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Pensiamo spesso al fatto che arrivano in studio, ogni giorno, pazienti nuovi ai quali è necessario spiegare la nostra filosofia di cura. Presentiamo i nostri percorsi relativi alla prevenzione e all’importanza della programmazione per la salute della bocca e non solo. Ci permettiamo di insistere su questo argomento convinti di lavorare per migliorare la qualità della vita dei nostri pazienti. Il rischio a volte può essere quello di trascurare chi è già pazienti da anni, dando per scontato che perseguano lo scopo della salute in modo continuato e senza indecisioni. Questo può essere un grosso errore. Se è vero che ci permettiamo di insistere non dobbiamo permettere che ci sia chi pensa di desistere. Queste due parole sono sorelle, una il contrario dell’altra. Dove insistere significa ribadire la necessità di perseverare, al contrario desistere potrebbe essere un fermarsi che porta il segno della rinuncia. Percepisco chiaramente a volte nei trattamenti complessi o nelle situazioni in cui la cura si protrae per lungo tempo il pericolo dell’allentamento di tensione, dell’abbandono dei propositi, a volte con sollievo, anche quando viene fatto a

NON SCHERZIAMO! parte 1

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A inizio anno cerco di riflettere su quali obiettivi sono stato in grado di mantenere l’anno passato e su quanti e quali obiettivi mi prefiggo per l’anno a venire. Risulta dai fatti che poche persone (molto poche) siano in grado di mantenere anche solo la metà degli obiettivi che si prefiggono all’inizio dell’anno. La risposta al perché accada tutto questo sta nel fatto che spesso (molto spesso) chiediamo troppo a noi stessi e sovrastimiamo in modo esagerato i tempi di realizzazione. E così nel momento del bilancio, pur essendoci impegnati al massimo, ci troviamo frustrati e demoralizzati dal senso di colpa di non essere stati all’altezza o di non essere bravi abbastanza. Insomma se l’obiettivo non l’hai raggiunto è perché non lo vuoi abbastanza. Questo pensiamo o siamo portati a pensare quando basterebbe fare una piccola analisi dei dati della realtà per renderci conto che forse non avevamo fatto bene i calcoli all’inizio. Quest’anno quindi come primo obiettivo ho deciso di imparare a formare bene tutti gli altri obiettivi senza lasciarmi prendere la mano e senza strafare. Il primo progetto

E’ permesso?

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Parliamo ancora di privacy o meglio della nuova legge sulla privacy. Per svolgere al meglio il nostro lavoro di tutti i giorni, un lavoro medico, dobbiamo raccogliere informazioni personali sui nostri pazienti. A volte sono informazioni o dati che vengono definiti sensibili e cioè che riguardano la sfera privata e intima della persona e che possono essere raccolti e utilizzati solo ed esclusivamente per aiutare il medico a scegliere e a portare avanti il miglior trattamento possibile per quel paziente. Questo implica due cose o meglio tre. La prima è che possiamo chiedere e detenere informazioni sul paziente solo al fine di svolgere al meglio il nostro piano di cura e per nessun altro fine. La seconda riguarda il fatto che le informazioni che ci servono devono essere pertinenti al progetto di cura che abbiamo in mente per i pazienti. Per esempio, ho la necessità di avere in archivio il numero di telefono privato di un paziente perché devo poterlo contattare tempestivamente in caso di bisogno per fissare o spostare un appuntamento o per avvertirlo della necessità di assumere o

Il sorriso sociale

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Ho letto recentemente che esistono più tipi di sorrisi ma prima facciamo un passo indietro. Il sorriso è un potentissimo mezzo di comunicazione. Per sorridere vengono impiegati decine di muscoli. Tutti noi sappiamo come sia difficile se non impossibile imbrogliare con un sorriso, siamo dotati di antenne per capire se un sorriso esprime realmente lo stato d’animo della persona che ci sta di fronte. Imbrogliare con il tono della voce e con le parole è molto più semplice. Recentemente quindi ho scoperto che il sorriso che noi usiamo per comunicare viene definito sorriso sociale ed è quel sorriso che si fa in risposta a una o più persone. Il sorriso sociale può essere di tre tipi: il sorriso di gratificazione che si utilizza per comunicare all’altra persone che si apprezza ciò che ha appena detto o fatto. C’è poi il sorriso di affiliazione che trasmette all’altro la propria vicinanza emotiva e la propria empatia. Il terzo è il sorriso di superiorità che usiamo per comunicare la nostra posizione di dominanza. A questo punto mi sembra scontato dover dire che c’è

Abitudinario…per scelta

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Sto per partire per il mare, sarà una cosa brevissima, devo sistemare le ultime cose per una piccola casa che ho comprato in Sicilia. Sarà la mia meta per un bel po’ di tempo. Per 20 anni sono andato al mare con i miei genitori, sull’adriatico a San Benedetto del Tronto, poi il cambio e, per altri dieci anni, la montagna sempre nello stesso posto in Trentino. Oggi stavo ascoltando alla radio le destinazioni degli ascoltatori per le vacanze e mi sono stupito della estrema varietà dei luoghi e delle scelte. C’è chi non va mai nello stesso posto, chi cambia continuamente, città, mare, montagna, vicino , lontano, lontanissimo, oriente, occidente, nord e sud. Un pochino li ho invidiati, io non sarei capace di adattarmi ogni volta, di ricominciare a gustare un luogo per poi pensare subito ad un altro. Sono un abitudinario che vede nell’abitudine non la noia o la mancata possibilità di fare esperienze nuove ma la possibilità di coltivare luoghi e persone, di costruire basi su cui sentirsi più saldo. Mi innamoro di un luogo e nascono

La temperatura giusta…per chi?

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Adesso fa caldo, veramente caldo. L’abbiamo aspettato tanto e adesso è arrivato. In realtà è normale visto che finalmente è arrivata l’estate e come ogni anno si pone il problema della temperatura da tenere all’interno dello studio. Come sempre è una battaglia tutti contro tutti per ottenere il livello di temperatura desiderato. C’è che ama il freddo polare e porta il condizionatore a livelli da glaciazione e chi invece del condizionatore potrebbe tranquillamente farne a meno e non lo vuole nemmeno accendere. Ma il dilemma è: chi comanda in fatto di temperatura? Il medico o l’assistente? E il povero paziente non può avere voce in capitolo? Io penso che sia necessario essere un po’ democratici e sentire tutti i pareri. È vero che per lavorare, a volte anche sotto pressione, è necessario avere un clima non troppo caldo ma in caso contrario, con il freddo, è un attimo prendersi un malanno o il classico torcicollo che peggiorerà il lavoro nei giorni successivi. Si legge in giro che non bisogna tenere una temperatura inferiore ai 4-5 gradi rispetto alla temperatura all’esterno.